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LaRepubblica

La culla d'Italia è vuota: convegno a Catania per discuterne

Il gotha della medicina della riproduzione nell'Isola per proporre soluzioni

di GIUSI SPICA

 

 
 
Gli italiani fanno sempre meno figli, le diagnosi di sterilità ridotta arrivano in ritardo e si parla troppo poco di natalità sostenibile. Questi e altri temi saranno al centro del dibattito che vede a Catania riunito il gotha della medicina della riproduzione nazionale per proporre soluzioni concrete.

L’Italia è il fanalino di coda per denatalità nel mondo. I dati parlano chiaro: nel nostro Paese si fanno solo 1,3 figli per coppia e la media della donna che approda alla prima gravidanza di 32 anni (Istat 2018). Nasce così l’esigenza, da parte delle Istituzioni e delle diverse professionalità coinvolte nella riproduzione umana, di preservare la salute riproduttiva della popolazione presente e futura, individuando i corretti stili di vita ed evitando i rischi ambientali. Cresce il bisogno di ridurre al minimo il cosiddetto “time to pregnancy”: il tempo cioè che trascorre dal momento in cui si decide di diventare genitori alla gravidanza. Al centro del secondo congresso nazionale Siru (Società italiana di Riproduzione umana) aperto oggi a Catania, alla Baia del verde, c'è proprio la “fertilità sostenibile”

 
“Troppi ritardi si accumulano per ottenere una corretta diagnosi e una terapia adeguata – spiega Antonino Guglielmino, presidente della Siru e responsabile del Centro Unità di Medicina della Riproduzione di Catania – una volta che la coppia si sia resa conto che alla base dell’eventuale insuccesso possono esserci problemi di infertilità legati ai più vari fattori. Si tratta di un percorso diagnostico che spesso viene rinviato troppo a lungo, o affrontato dalla coppia in modo estemporaneo, senza essere opportunamente seguita e supportata sul piano sanitario. Da qui la missione che caratterizza la Siru fin dalla sua istituzione: creare nel territorio un’efficiente rete della fertilità e della medicina della riproduzione. E ciò al fine di stabilire buone pratiche comuni da condividere e applicare, mettendo al servizio della coppia le diverse professionalità competenti: dal primo approccio con i medici di famiglia e consultoriali, agli specialisti, ginecologi, andrologi, biologici, senza trascurare la fondamentale assistenza psicologica e, se è il caso, giuridica”.

L’apporto dei giuristi è stato fondamentale non solo per eliminare i divieti anticostituzionali presenti nella legge 40 (eterologa, diagnosi preimpianto) e per maturare percorsi rispettosi dei diritti della persona e di quello alla salute (anonimato dei donatori di gameti, consenso informato, embrioni abbandonati). E ancora per formulare proposte uniformi sul territorio nazionale sulla normativa relativa alle prestazioni sanitarie inserite nei Lea. La rete della fertilità permetterebbe di ampliare sempre più i benefici e i beneficiari della medicina della riproduzione, la cui continua evoluzione e gli straordinari progressi aprono ogni giorno nuove frontiere. Uno scenario di cui il Congresso catanese darà importanti anticipazioni attraverso gli interventi di clinici, studiosi e con la partecipazione di tutte le associazioni italiane di pazienti. Uno degli scopi principali la redazione delle linee guida clinico-scientifiche condivise con coloro che quotidianamente operano nel settore. Saranno inoltre presentate le proposte di modifica delle norme che regolano la riproduzione assistita in Italia, per costruire un quadro giuridico e legale, attraverso l’interlocuzione con i rappresentanti delle commissioni della Camera e del Senato.
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